Percorso guidato

La nascita della ZAI storica

Autore

Michele De Mori

Le prime proposte per la zona industriale

Il rapido sviluppo della città portò alla necessità di definire un piano regolatore che ne gestisse le trasformazioni. Sarà con il concorso indetto nel 1931 che si avvierà quel processo di pianificazione che porterà, una quindicina di anni più tardi, alla nascita della ZAI. Diversi progetti presentati promossero, infatti, una grande zona industriale a sud della città.

Il concorso porterà alla formulazione di un Piano Regolatore Generale sottoposto al giudizio del Ministero nel 1939. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e la promulgazione, nel 1942, della Legge Urbanistica, ne impedirono però l’approvazione.

Per quanto riguarda la zona sud, nel Piano era riservata grande importanza alla nuova zona annonaria posta in continuità con i Magazzini Generali dove avrebbero trovato sede i mercati del bestiame, frutta e verdura, ed il macello. La nuova zona industriale non era, però, ipotizzata in continuità con i nuovi mercati, a sud dei quali erano previsti «vari importanti impianti sportivi», ma molto più a meridione «in aree situate a sud della città, verso Cadidavid, separate dal nucleo urbano da una zona di verde ed in buona posizione rispetto ai venti dominanti».

Lo sviluppo urbanistico della ZAI storica

Terminato il conflitto, la città di Verona, a seguito degli ingenti danni subiti, fu inserita nell’elenco dei “Comuni danneggiati dalla guerra che devono adottare un piano di ricostruzione”, per il quale fu incaricato, già nel novembre del 1945, l’arch. Plinio Marconi. Proprio il Piano di Ricostruzione, attuando la prima fase del nuovo Piano Regolatore Generale, andrà a definire formalmente le basi per la nascita di un’area esclusivamente dedicata all’industria.

Comune, Provincia e Camera di Commercio si fecero promotori della ricostruzione economica, evidenziando la necessità di creare un ente che ne coordinasse lo sviluppo e le attività. Il 22 luglio 1947, il Consiglio Comunale approvò lo statuto della Società per Azioni Ente per la Zona Agricolo Industriale di Verona. Nonostante l’ipotesi iniziale di non porre limiti tipologici alle aziende che si potevano installare nella zona, «per evitare che in sede di autorizzazione da parte delle Autorità superiori sorgessero delle difficoltà per l’intervento di altre Città che già posseggono zone industriali», i vantaggi economici furono proposti solo per quelle legate all’agricoltura e all’ortofrutta.

In continuità con il Piano Regolatore del 1939, la nuova zona industriale venne confermata a sud della città. Una scelta «derivata da varie opportunità e specialmente da quelle relative alla facilità dei raccordi ferroviari, alla direzione dei venti dominanti, all’allacciamento delle vie di grande comunicazione». Già nell’art. 2 dello statuto della Società si identificava, anche se in modo approssimativo, il perimetro dell’area: «a mezzodì della linea ferroviaria Milano-Venezia e del parco ferroviario annesso alla stazione di Porta Nuova». Una perimetrazione che verrà ben dettagliata nel novembre dello stesso anno dall’assessore ai Lavori Pubblici, ing. Enea Ronca. Il comparto raggiungeva i 6.600.000 mq, dei quali 3.600.000 riservati ai nuovi stabilimenti e 3.000.000 per residenze e case operaie.

La nuova impostazione urbanistica non ruotava solamente attorno alla necessità di un riordino manifatturiero con la messa a disposizione di nuovi spazi ma, come già espresso nel 1939, puntava alla creazione di un sistema organico in grado di potenziare tutte le attività industriali e commerciali della città. Per questo era previsto anche l’ampliamento dei Magazzini Generali, la costruzione di un nuovo Mercato Ortofrutticolo e di un nuovo macello, il trasferimento della fiera e del Foro Boario, l’ampliamento delle aree residenziali di Santa Lucia e di Borgo Roma.

Nell’attesa di avviare la società, che presto sarebbe stata trasformata in Consorzio, la prima attività, coordinata dall’Ufficio Comunale per la ricostruzione, fu lo spostamento della fiera, sfruttando gli edifici sopravvissuti del IV Autocentro. La prima parte delle nuove strutture, realizzate seguendo il piano particolareggiato redatto sempre dall’arch. Marconi, furono terminate in tempo per la fiera di marzo del 1948, la prima edizione tenuta nel nuovo quartiere fieristico, che coincise con i 50 anni dall’istituzione dell’ente.

Il mese successivo, il 24 aprile 1948, venne ufficialmente istituita la Zona Agricolo Industriale di Verona.

Contemporaneamente all’avvio della nuova fiera, dall’altro lato del viale, anche i Magazzini Generali stavano attuando il loro piano di ampliamento rimasto interrotto a causa del conflitto. L’area di pertinenza dei Magazzini superò il canale irrigatorio dell’Agro Veronese, per definire quello che diventerà il perimetro definitivo del comparto. Qui, sempre nel 1948, venne avviata la costruzione dei fabbricati 22, 23, 24, 25, 26, 27 e 28. A sud dei Magazzini Generali trovò sede il nuovo mercato ortofrutticolo, occupando in parte l’area dell’ex ippodromo. Il Mercato, costruito in due fasi, entrerà in funzione nel giugno del 1952 (gallerie nord) e nel maggio 1956 (gallerie sud).

Con la fine degli anni ’40, il vertice nord della ZAI aveva trovato una sua, sebbene in evoluzione, definizione urbanistica. Contestualmente, il 26 gennaio 1950, venne approvato lo statuto del Consorzio per la Zona Agricolo Industriale di Verona, che poté così diventare operativo e concentrarsi sull’avvio delle pratiche per ospitare le attività industriali private.

I primi insediamenti industriali

Buona parte delle prime aziende che si installarono in ZAI provenivano dai quartieri della città nei quali, per il naturale sviluppo residenziale, diventava sempre più svantaggioso rimanere. In questa prima fase, in attesa dello svolgimento delle pratiche di esproprio, la localizzazione delle industrie avvenne principalmente sul terreno comunale dell’ex ippodromo, che si estendeva per più di 150.000 mq.

Nonostante le prime richieste siano datate ancora all’estate del 1947, il primo atto di vendita di un terreno porta la data del 30 gennaio 1952.

L’avvio dello sviluppo edilizio della ZAI non fu semplice, come dimostra il caso della Società ing. Polin desiderosa di erigere uno «stabilimento per fabbricazione di forni, essiccatoi in genere, macchine per alimentari ed attività industriali ed affini». La ditta aveva chiesto già nel 1949 un’area prossima al futuro Mercato Ortofrutticolo; area che, essendo del Comune, poteva essere ceduta senza avviare le laboriose pratiche di esproprio. La trattativa venne condotta direttamente dal Comune, che nell’ottobre 1950, deliberò l’alienazione, alla Società ing. Polin, di 16.000 mq di terreno per 400 lire al metro. La pratica venne rallentata per questioni legate alle modalità di pagamento, tanto che il Comune promise una “permissio erigendi”, concedendo alla Società di presentare un progetto ancor prima di essere effettivamente titolare del terreno. L’atto di vendita definitivo fu stipulato il primo aprile 1952, ma il progetto edilizio sarà approvato dal Consorzio solo il 25 maggio 1953.

La difficoltà nella cessione dei terreni aveva animato tutta la prima fase dello sviluppo, in particolare va ricordata la vicenda della ditta Zuegg. Carlo Zuegg aveva comperato, ancora nel giugno del 1944, un ampio terreno dove installare una filiale nel veronese; il terreno ricadeva nell’area individuata, qualche anno più tardi, per la costruzione del Mercato Ortofrutticolo. Si avviarono così lunghe trattative tra la ditta, il Consorzio ed il Comune che si concluderanno solo il 27 maggio 1952 con la stipula di una permuta. La Zuegg aveva ottenuto un terreno di 15.700 mq posto a lato di quello assegnato a Polin. I fratelli Zuegg preferirono, però, rimanere ancora per qualche anno nello stabilimento vicino a Porta Vescovo, e l’area venne assegnata alla ditta Esportatori Veronesi Riuniti (EVA), la cui costruzione del fabbricato fu approvata dal Consorzio il 09 febbraio 1953.

Il 1953 fu un anno di intensa attività edilizia per la neonata Zona Agricolo Industriale, durante il quale furono avviati i primi stabilimenti sotto il coordinamento del Consorzio. In un resoconto inviato dal direttore del Consorzio, ing. Severi, al Ministero dell’Industria nel dicembre dello stesso anno risultano entrati in servizio 10 stabilimenti e 6 in costruzione.  

Dal documento traspaiono inoltre le difficoltà che si trovò ad affrontare il Consorzio in questa fase iniziale, come la mancanza di fondi per la costruzione di strade e di raccordi ferroviari ma, soprattutto, per le complesse trattative di esproprio. Per cercare una soluzione si propose di estendere il riconoscimento di pubblica utilità a tutte le tipologie di industrie non solo quelle ortofrutticole. Interessante, infatti, notare come tra i primi dieci stabilimenti in attività, solo quattro siano effettivamente relativi alla conservazione e la lavorazione dei prodotti ortofrutticoli, così come espresso nell’art. 2 del Decreto del 1948.

La situazione, per le prime aziende insediate, non doveva essere facile, trovandosi inserite in un immenso cantiere dove le strade, per la loro condizione ancora precaria, erano considerate dei «veri e propri trabocchetti per le auto che si avventurano per la prima volta nei nostri paraggi».

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Nel frattempo, l’8 aprile 1954, veniva approvato dal Comune il Piano Regolatore redatto in continuazione con il Piano di Ricostruzione. Le zone industriali previste dal piano per una minima parte erano ancora ubicate nei quartieri di Borgo Venezia, Borgo Milano e Parona, come espansione di quelle esistenti, mentre si confermava l’ampia zona a sud: «la lottizzazione della zona industriale appare nel Piano Regolatore realizzata in modo tale che tanto le strade di servizio quanto i binari di raccordo per un determinato complesso di lotti possano avere una disposizione a pettine obliquo secondo i più moderni criteri sotto questo rapporto; essendo le strade ed i binari distanziati tra loro ad intervalli diversi così da consentire tagli di lotti delle più varie dimensioni».

Nonostante tutte le difficoltà, la prima fase di sviluppo della zona industriale proseguiva con grande slancio. Il Mercato Ortofrutticolo era in fase di raddoppio con la costruzione delle gallerie sud e, al 31 dicembre 1955, il numero degli stabilimenti attivi aveva raggiunto le 36 unità. Ulteriori sei erano in costruzione portando l’estensione totale a quasi 225.000 mq; inoltre, altre dodici ditte avevano già acquistato il terreno e si erano impegnate a costruire nel breve termine. Il numero degli stabilimenti rigorosamente ortofrutticoli era però salito solo a dieci. Vista l’impossibilità di installare esclusivamente attività legate alla produzione ortofrutticola, la concessione dei terreni fu presto aperta anche a quelle ditte “affini all’agricoltura e agli stabilimenti generici”. Questi non potevano, però, accedere alle facilitazioni per l’esproprio dei terreni né alle agevolazioni fiscali.

Anche la rete viaria era in fase di grande ampliamento così come quella ferroviaria, che aveva raggiunto l’estensione di 4 km, per la quale era previsto un ulteriore prolungamento ad anello che avrebbe abbracciato l’intera zona, ricongiungendosi ai binari delle Ferrovie nei pressi della linea per Bologna, attuando così «un razionale complesso di binari alimentati ai due estremi ed una rete capillare ai vari stabilimenti».

Sempre nel 1955, si era conclusa la lunga pratica di assegnazione di 100.000 mq di terreno alle Officine Adige; la FRO si era insediata, e la Casa Buoni Fanciulli aveva iniziato la costruzione di un Centro Professionale su un’area di 30.000 mq, donatagli dal Comune, ad angolo tra via Roveggia e viale dell’Industria.

Questo continuo sviluppo della ZAI stava avendo anche ripercussioni positive sull’occupazione veronese: nel solo 1955 lavoravano, nei vari cantieri edili, una media di 200 operai al giorno; gli stabilimenti entrati in funzione occupavano 950 operai, numero che raddoppiava nella stagione estiva per le lavorazioni ortofrutticole.

Al 31 dicembre 1959 erano attivi 92 stabilimenti (con l’occupazione di 630.000 mq); 18 erano in costruzione (per ulteriori 100.000 mq); 28 terreni erano stati acquistati con l’impegno di costruire (105.000 mq). Il numero degli addetti era arrivato a 2.674.

Sulla scia di questo sviluppo, venne lanciata la proposta di ampliamento verso sud, superando l’autostrada: «una zona dove il costo dei terreni può essere evidentemente minore, dove la maggior lontananza dai centri abitati rende accetti anche i fumi e i vapori, dovrebbe facilitare il richiamo dell’industria generica (pesante, chimica, etc.)».

Sarà proprio con queste parole che verranno poste le prime basi di quelle che saranno le nuove aree industriali del Bassone e della Marangona.